“Il tappetino diventa la metafora della vita, e ogni gesto, ogni pasto, ogni respiro, visto con gli occhi amorevoli dell’Ayurveda, diventa un atto di amore per me stessa”.
Silvia PoggiaspallaPer me non è mai stato facile rispondere a questa domanda. Ma cercherò di raccontarti qualcosa di me…
Mi chiamo Silvia e nasco nel 1981 in un piccolo paesino nelle Marche.
Da una bimba curiosa e silenziosa divento un’adolescente ribelle. Scalpito, cerco indipendenza e libertà.
Brucio le tappe.
A 22 anni ho un figlio, un agriturismo, un mutuo e una Laurea in lettere e filosofia in sospeso.
Riesco a laurearmi mentre sparecchio i tavoli e cerco un lavoro serio: lo trovo. In ufficio duro poco più di un mese.
Non so cosa voglio, non so cosa fare della mia vita.
La mia passione è l’animo umano, il mistero che ci avvolge.
Nella mi testa affiorano sempre le stesse domande: Chi sono? Da dove vengo? Cosa ci faccio qui?
La vita si ferma. Il mio corpo, a cui avevo prestato troppa poca attenzione, chiede il conto. A 26 anni due ernie al disco mi paralizzano a letto per mesi. Il messaggio arriva forte e chiaro: ora so che devo prendermi cura di me.
Incontro lo Yoga. La pratica mi cura tutta. La schiena, e non solo. Pratico e pratico ancora. Lì, sul tappetino, sento qualcosa. Sento me stessa. Ci torno più spesso che posso. Voglio conoscermi.
La chiamata dello Yoga è forte. Vado in India. Voglio andare alle origini. L’india mi accoglie come una madre amorevole. Lei fa così, o ti sputa fuori o ti abbraccia. È amore puro.
L’anno dopo ci ritorno. L’unico modo per studiare a fondo è fare un percorso per insegnanti. Un mese e mezzo di puro Yoga, tutto il giorno. Faticoso e rivelatore.
Come in ogni viaggio che si rispetti mi innamoro di nuovo. Incontro l’Ayurveda e con lei la mia costituzione ayurvedica; mi si apre un mondo.
Scopro che vicino a casa mia c’è un Ashram Indiano con un mastro indiano che insegna Ayurveda. Un segno del destino. Studio per tre anni all’ashram, innamorandomi ancora e ancora e diventando così operatrice ayurvedica.
L’Ayurveda mi cambia, in ogni aspetto della vita in modo dolce e graduale, e cambia anche la mia pratica che si fa più profonda e completa.
Nel 2020 la pandemia cambia il nostro modo di vivere e io mi arrabatto con la tecnologia per poter condividere lo Yoga, anche online.
A marzo 2021 Silli Yoga Shala diventa realtà. Un luogo di fioritura personale in cui posso condividere con voi questo immenso amore per le discipline antiche. Ad oggi ha già ospitato centinaia di anime in cammino.
Volevo creare un luogo in cui potersi innamorare. A detta dei miei allievi, ci sono riuscita.
Quando leggevo testi spirituali che descrivevano un modello di devozione totale al maestro, mi sentivo manchevole. Ma più cercavo di forzarmi in quella direzione, più qualcosa in me resisteva.
Poi, attraverso le parole di Rudolf Steiner, ho trovato uno spiraglio, una prospettiva diversa. Quella che vede il maestro come un essere umano che ci cammina accanto, specchiandoci la nostra stessa possibilità di evolvere.
Ed è qui che il mio cuore ha trovato pace.
Perché ho compreso che non è sbagliato non provare devozione totale verso una figura incarnata. Non è un difetto o una mancanza. È un modo diverso, e secondo Steiner profondamente attuale, di camminare il sentiero spirituale.
Ed è qui che nasce la grande opportunità: quella di vivere con consapevolezza il rapporto con un maestro, rendendolo un laboratorio di trasformazione interiore.
Osservando consapevolmente le nostre ferite, desideri nascosti, punti fragili che lui ci mostra, potremo attraversarli, trasformarli, trascenderli. Senza aspettarci che sia lui a colmarli e guarirci.
Il vero maestro, qualunque volto abbia, ci conduce sempre più vicino al nostro centro, là dove ogni luce e ogni ombra possono trovare pace ed integrazione.
Questa settimana nella Shala abbiamo esplorato questi temi.
Spero di trovarti con noi, in diretta o in differita, sul tappetino, per approfondire questi insegnamenti insieme! LINK IN BIO ❤️
#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #silliyogashala #yogalife
Quando leggevo testi spirituali che descrivevano un modello di devozione totale al maestro, mi sentivo manchevole. Ma più cercavo di forzarmi in quella direzione, più qualcosa in me resisteva.
Poi, attraverso le parole di Rudolf Steiner, ho trovato uno spiraglio, una prospettiva diversa. Quella che vede il maestro come un essere umano che ci cammina accanto, specchiandoci la nostra stessa possibilità di evolvere.
Ed è qui che il mio cuore ha trovato pace.
Perché ho compreso che non è sbagliato non provare devozione totale verso una figura incarnata. Non è un difetto o una mancanza. È un modo diverso, e secondo Steiner profondamente attuale, di camminare il sentiero spirituale.
Ed è qui che nasce la grande opportunità: quella di vivere con consapevolezza il rapporto con un maestro, rendendolo un laboratorio di trasformazione interiore.
Osservando consapevolmente le nostre ferite, desideri nascosti, punti fragili che lui ci mostra, potremo attraversarli, trasformarli, trascenderli. Senza aspettarci che sia lui a colmarli e guarirci.
Il vero maestro, qualunque volto abbia, ci conduce sempre più vicino al nostro centro, là dove ogni luce e ogni ombra possono trovare pace ed integrazione.
Questa settimana nella Shala abbiamo esplorato questi temi.
Spero di trovarti con noi, in diretta o in differita, sul tappetino, per approfondire questi insegnamenti insieme! LINK IN BIO ❤️
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Se hai praticato con noi hai scoperto che secondo Patañjali, uno dei metodi per calmare la mente è quello di concentrarci sul pensiero o sull’immagine di qualcuno che è libero dagli attaccamenti e dalle passioni umane.
Nella tradizione indicato con il termine “Vīta Rāga”, e con la figura del maestro spirituale.
Non mi sono mai sentita a mio agio con la parola Maestro, ancora meno a mio agio di fronte ai Guru.
Addentrarsi nel rapporto Maestro-allievo significa ripercorrere una storia millenaria fatta di devozione e trasformazioni profonde, ma anche di illusioni e ferite.
Il sapere, un tempo, veniva trasmesso da maestro ad allievo in una catena vivente chiamata paramparā: non semplice informazione, ma esperienza incarnata, trasmessa attraverso lo sguardo, la voce, il silenzio.
Oggi, il contesto è radicalmente cambiato. La conoscenza è ovunque, e questo impatta anche sulla relazione tra maestro e allievo.
Una cosa che ho imparato grazie agli incontri con persone che considero maestri, è che non è detto che ciò che vedi fare dagli altri sia la via giusta per te.
Per anni mi sono sentita “sbagliata”, non pronta, “mancante”. Col tempo ho compreso che alcuni sentieri sono fatti per essere percorsi senza un maestro incarnato, e che il maestro che cerchiamo potremmo trovarlo proprio dove non stiamo posando lo sguardo: dentro di noi.
Forse lo abbiamo già incontrato, forse anche più di una volta.
Questa verità mi ha liberata: ognuno di noi vive il rapporto con il maestro in modo unico e irripetibile. Non esiste una regola assoluta. Non esiste un modello da copiare.
Tu che cosa ne pensi? Ti leggo nei commenti 🧡
Con amore,
Silli
👉🏼 Stiamo parlando proprio di questi temi nelle nostre pratiche sulla Shala. Se vuoi approfondire insieme a me questi insegnamenti e continuare con noi il viaggio, ti aspetto nella Shala. LINK IN BIO ❤️
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Se hai praticato con noi hai scoperto che secondo Patañjali, uno dei metodi per calmare la mente è quello di concentrarci sul pensiero o sull’immagine di qualcuno che è libero dagli attaccamenti e dalle passioni umane.
Nella tradizione indicato con il termine “Vīta Rāga”, e con la figura del maestro spirituale.
Non mi sono mai sentita a mio agio con la parola Maestro, ancora meno a mio agio di fronte ai Guru.
Addentrarsi nel rapporto Maestro-allievo significa ripercorrere una storia millenaria fatta di devozione e trasformazioni profonde, ma anche di illusioni e ferite.
Il sapere, un tempo, veniva trasmesso da maestro ad allievo in una catena vivente chiamata paramparā: non semplice informazione, ma esperienza incarnata, trasmessa attraverso lo sguardo, la voce, il silenzio.
Oggi, il contesto è radicalmente cambiato. La conoscenza è ovunque, e questo impatta anche sulla relazione tra maestro e allievo.
Una cosa che ho imparato grazie agli incontri con persone che considero maestri, è che non è detto che ciò che vedi fare dagli altri sia la via giusta per te.
Per anni mi sono sentita “sbagliata”, non pronta, “mancante”. Col tempo ho compreso che alcuni sentieri sono fatti per essere percorsi senza un maestro incarnato, e che il maestro che cerchiamo potremmo trovarlo proprio dove non stiamo posando lo sguardo: dentro di noi.
Forse lo abbiamo già incontrato, forse anche più di una volta.
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Con amore,
Silli
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Viaggiare sì, ma in equilibrio 🌿
Ecco i 5 oggetti ayurvedici che non mancano mai nella mia valigia ✈️✨
E tu quale@porterai con te?
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Ad Agosto siamo ancora in estate, ma la tonalità di oro dei raggi del sole è mutata, la luce è più obliqua.
È il tempo della gratitudine profonda per tutto ciò che è arrivato a compimento, ma anche il momento in cui cominciamo a percepire che la ruota ha già iniziato a girare verso l’oscurità.
È il tempo della danza tra abbondanza e impermanenza.
Da un lato, l’apice dell’estate: i campi colmi, la terra generosa, il corpo nutrito di sole e di vita.
Dall’altro, la consapevolezza che i giorni si accorciano inesorabilmente, che la crescita rallenta, che la luce ha invertito la rotta e si dirige verso il buio.
In questa tensione sottile il vento sussurra una delle sue lezioni più preziose: l’abbondanza è reale, ma è anche fragile.
Va celebrata, onorata, riconosciuta… proprio perché non è eterna.
Nella Shala onoriamo il tempo delle stagioni e l’insegnamento che porta.
Ti aspetto lì 👉 link in bio 🧡
Con amore,
Silli
#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #silliyogashala #yogalife
Ad Agosto siamo ancora in estate, ma la tonalità di oro dei raggi del sole è mutata, la luce è più obliqua.
È il tempo della gratitudine profonda per tutto ciò che è arrivato a compimento, ma anche il momento in cui cominciamo a percepire che la ruota ha già iniziato a girare verso l’oscurità.
È il tempo della danza tra abbondanza e impermanenza.
Da un lato, l’apice dell’estate: i campi colmi, la terra generosa, il corpo nutrito di sole e di vita.
Dall’altro, la consapevolezza che i giorni si accorciano inesorabilmente, che la crescita rallenta, che la luce ha invertito la rotta e si dirige verso il buio.
In questa tensione sottile il vento sussurra una delle sue lezioni più preziose: l’abbondanza è reale, ma è anche fragile.
Va celebrata, onorata, riconosciuta… proprio perché non è eterna.
Nella Shala onoriamo il tempo delle stagioni e l’insegnamento che porta.
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Con amore,
Silli
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📖 Torniamo a parlare di libri!
L’Ayurveda è un viaggio infinito, e ogni testo che leggo mi apre nuove porte su questa scienza antica e affascinante 🌿📚
Dopo averti mostrato i testi introduttivi, oggi condivido con te alcuni manuali di approfondimento: libri un po’ più tecnici, che richiedono più attenzione, ma che ti permettono di entrare davvero nel cuore dell’Ayurveda e dei suoi insegnamenti.
Sono i testi che consulto spesso, che mi accompagnano nello studio e nella pratica, e che ti consiglio se vuoi fare un passo in più oltre le basi.
💛 Nel tempo continuerò a svelarti i miei libri del cuore e a scoprire nuove letture da portare qui con te.
Conosci già qualcuno di questi testi?
💬 Commenta e raccontami se li hai letti o se li hai appena aggiunti alla tua lista dei desideri!
#libri #lettureyogiche #yoga #yogaeayurveda #ayurveda #silliyogashala
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Sono i testi che consulto spesso, che mi accompagnano nello studio e nella pratica, e che ti consiglio se vuoi fare un passo in più oltre le basi.
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Lasciare andare non è rassegnazione. È fiducia, presenza, partecipazione morbida.
Per me, questo è il significato più autentico e profondo del lasciare andare: non è rassegnarsi, né “fare finta di niente”, ma smussare gli angoli del controllo, non limitarsi ad aspettare di arrivare, ma camminare.
Lasciarsi vivere. Lasciarsi attraversare. Smettere di restare fermi sulla riva, ad osservare la vita da lontano, pieni di aspettative e rigidità, e invece entrare nel flusso, partecipare con morbidezza, fiducia e presenza.
E in shala, nella pratica, porteremo questo nel corpo: spalle, anche, bacino, psoas...i luoghi dove tratteniamo di più.
Con il respiro come guida, scioglieremo, ammorbidiremo, lasceremo andare.
Quando il corpo si distende, la mente si rilassa e il cuore trova silenzio. A volte succede nella pratica o in meditazione.
A volte basta una passeggiata nella natura, un abbraccio, una doccia calda che ci lava anche dentro.
Un corpo che si arrende, apre la via a una mente che può finalmente riposare.
Solo presenza. Solo vita.
Unisciti alla shala per fare questo viaggio con noi!
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Lasciare andare non è rassegnazione. È fiducia, presenza, partecipazione morbida.
Per me, questo è il significato più autentico e profondo del lasciare andare: non è rassegnarsi, né “fare finta di niente”, ma smussare gli angoli del controllo, non limitarsi ad aspettare di arrivare, ma camminare.
Lasciarsi vivere. Lasciarsi attraversare. Smettere di restare fermi sulla riva, ad osservare la vita da lontano, pieni di aspettative e rigidità, e invece entrare nel flusso, partecipare con morbidezza, fiducia e presenza.
E in shala, nella pratica, porteremo questo nel corpo: spalle, anche, bacino, psoas...i luoghi dove tratteniamo di più.
Con il respiro come guida, scioglieremo, ammorbidiremo, lasceremo andare.
Quando il corpo si distende, la mente si rilassa e il cuore trova silenzio. A volte succede nella pratica o in meditazione.
A volte basta una passeggiata nella natura, un abbraccio, una doccia calda che ci lava anche dentro.
Un corpo che si arrende, apre la via a una mente che può finalmente riposare.
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Patañjali ce lo dice fin dall’inizio: la mente si pacifica solo con Abhyāsa, la pratica costante… e Vairāgya, il “non attaccamento”.
Lo sentiamo spesso, ma lo capiamo davvero?
Senza una spiegazione profonda, questo concetto produce frustrazione e fraintendimento. Sembra impossibile da praticare, o lo confondiamo con freddezza e indifferenza.
In realtà, non attaccamento non è assenza di emozioni, ma la capacità di vivere pienamente, nella consapevolezza dell’impermanenza.
Mentre ciò che ci piace ci attacca, perché la mente si aggrappa al piacere.
E nel farlo, si perde: proietta aspettative, teme la perdita, non vive il presente.
Un meccanismo comunissimo, naturale, umano. Lo Yoga non ci dice che questo sia sbagliato, in fondo desiderare ciò che ci è piaciuto è più che normale, ma ci dice questo desiderio, se lasciato senza consapevolezza ci intrappola nella spirale della sofferenza.
E ci offre gli strumenti per uscirne.
Unisciti alla Shala per fare questo viaggio con noi!
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#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #silliyogashala #yogalife #vairagya #nonattachment
Patañjali ce lo dice fin dall’inizio: la mente si pacifica solo con Abhyāsa, la pratica costante… e Vairāgya, il “non attaccamento”.
Lo sentiamo spesso, ma lo capiamo davvero?
Senza una spiegazione profonda, questo concetto produce frustrazione e fraintendimento. Sembra impossibile da praticare, o lo confondiamo con freddezza e indifferenza.
In realtà, non attaccamento non è assenza di emozioni, ma la capacità di vivere pienamente, nella consapevolezza dell’impermanenza.
Mentre ciò che ci piace ci attacca, perché la mente si aggrappa al piacere.
E nel farlo, si perde: proietta aspettative, teme la perdita, non vive il presente.
Un meccanismo comunissimo, naturale, umano. Lo Yoga non ci dice che questo sia sbagliato, in fondo desiderare ciò che ci è piaciuto è più che normale, ma ci dice questo desiderio, se lasciato senza consapevolezza ci intrappola nella spirale della sofferenza.
E ci offre gli strumenti per uscirne.
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🌀 Perché non ricordi più i tuoi sogni?
Secondo l’Ayurveda, quando c’è Ama (tossine fisiche o mentali), anche il mondo onirico si appanna.
I sogni diventano confusi, frammentati… o svaniscono al risveglio.
✨ Il sogno è un linguaggio sottile dell’anima.
Ma quando c’è Ama, quel canale si intasa.
👉 Nel carosello ti spiego cosa accade davvero, e come ritrovare lucidità e memoria onirica attraverso la lente ayurvedica.
Hai notato anche tu questo?
Scrivimi nei commenti, ti leggo con curiosità 🌙
C’è un approfondimento dedicato su Ayurveda e Sogni sulla Shala. La trovi nella sezione Ayurveda 🌿
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🌀 Perché non ricordi più i tuoi sogni?
Secondo l’Ayurveda, quando c’è Ama (tossine fisiche o mentali), anche il mondo onirico si appanna.
I sogni diventano confusi, frammentati… o svaniscono al risveglio.
✨ Il sogno è un linguaggio sottile dell’anima.
Ma quando c’è Ama, quel canale si intasa.
👉 Nel carosello ti spiego cosa accade davvero, e come ritrovare lucidità e memoria onirica attraverso la lente ayurvedica.
Hai notato anche tu questo?
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Se ti chiedessi: “Qual è l’opposto del fuoco?”, probabilmente risponderesti “l’acqua”. Questo perchè siamo abituati a pensare che un elemento spegne l’altro, che debbano escludersi.
Eppure, l’Ayurveda ci invita a spostare lo sguardo e ad osservare come siano profondamente simili. Lo so, è controintuitivo.
In Ayurveda, gli elementi si uniscono per similarità, e il dosha Pitta è composto proprio da fuoco e acqua. E, come abbiamo visto nell’approfondimento estivo, non è un errore. È un insegnamento.
Perché entrambi, fuoco e acqua:
– sono fluidi, si muovono, scorrono, cambiano forma
– trasformano: l’acqua scioglie, il fuoco cuoce
– non hanno forma propria, ma si adattano al contenitore in cui si trovano
Basta osservare la natura per vederli danzare insieme.
Il vapore che sale da una sorgente calda. La rugiada che evapora al primo sole. Il calore della terra che scalda le acque profonde. Non si oppongono.
Collaborano.
Pensare al ciclo dell’acqua ci aiuta a comprendere questa danza. Quando l’acqua incontra il fuoco, si scalda, diventa vapore, sale al cielo. Poi si raffredda, torna liquida, diventa pioggia, neve, o rugiada. E ricomincia.
Forse il modo più autentico per comprendere come funziona la natura, e per sentirci parte dei suoi processi, è proprio ricordarli, rievocarli con lo sguardo di quando eravamo bambini, quando certi misteri ci sembravano sacri e semplici allo stesso tempo.
Perché spesso, i misteri più grandi capitano proprio lì, davanti a noi.
E noi possiamo solo imparare a guardarli.
#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #yogalife
#yogaayurveda #silliyogashala #ayurveda #ayurvedalifestyle #spiritualgrowth #ayurvedaItalia
Se ti chiedessi: “Qual è l’opposto del fuoco?”, probabilmente risponderesti “l’acqua”. Questo perchè siamo abituati a pensare che un elemento spegne l’altro, che debbano escludersi.
Eppure, l’Ayurveda ci invita a spostare lo sguardo e ad osservare come siano profondamente simili. Lo so, è controintuitivo.
In Ayurveda, gli elementi si uniscono per similarità, e il dosha Pitta è composto proprio da fuoco e acqua. E, come abbiamo visto nell’approfondimento estivo, non è un errore. È un insegnamento.
Perché entrambi, fuoco e acqua:
– sono fluidi, si muovono, scorrono, cambiano forma
– trasformano: l’acqua scioglie, il fuoco cuoce
– non hanno forma propria, ma si adattano al contenitore in cui si trovano
Basta osservare la natura per vederli danzare insieme.
Il vapore che sale da una sorgente calda. La rugiada che evapora al primo sole. Il calore della terra che scalda le acque profonde. Non si oppongono.
Collaborano.
Pensare al ciclo dell’acqua ci aiuta a comprendere questa danza. Quando l’acqua incontra il fuoco, si scalda, diventa vapore, sale al cielo. Poi si raffredda, torna liquida, diventa pioggia, neve, o rugiada. E ricomincia.
Forse il modo più autentico per comprendere come funziona la natura, e per sentirci parte dei suoi processi, è proprio ricordarli, rievocarli con lo sguardo di quando eravamo bambini, quando certi misteri ci sembravano sacri e semplici allo stesso tempo.
Perché spesso, i misteri più grandi capitano proprio lì, davanti a noi.
E noi possiamo solo imparare a guardarli.
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Sai qual è la fugata? Quando conosci un ciclo, conosci anche gli altri. Sai più di quello che pensi.
#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #silliyogashala #yogalife #spiritualgrowth #crescitaspirituale #ciclicità
Sai qual è la fugata? Quando conosci un ciclo, conosci anche gli altri. Sai più di quello che pensi.
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✨ Continuiamo il nostro viaggio nel mondo dei sogni…
Secondo l’Ayurveda i sogni non hanno solo una funzione “diagnostica” (ci raccontano qualcosa della nostra natura, Vata, Pitta o Kapha).
👉 Hanno anche una funzione liberatoria: durante la notte la mente smaltisce ciò che non è stato digerito durante il giorno.
Sognare diventa così un atto di intelligenza biologica, una forma naturale di autoguarigione psichica.
E poi c’è la terza funzione: la funzione predittiva.
Quando la mente è purificata ed equilibrata, può accedere a una conoscenza che va oltre tempo e spazio.
🌙 E tu? Hai mai fatto sogni premonitori?
Scrivimelo nei commenti, sono curiosissima di leggerti!
#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #silliyogashala #yogalife #spiritualgrowth #crescitaspirituale #sogni #sognipremonitori #dream
✨ Continuiamo il nostro viaggio nel mondo dei sogni…
Secondo l’Ayurveda i sogni non hanno solo una funzione “diagnostica” (ci raccontano qualcosa della nostra natura, Vata, Pitta o Kapha).
👉 Hanno anche una funzione liberatoria: durante la notte la mente smaltisce ciò che non è stato digerito durante il giorno.
Sognare diventa così un atto di intelligenza biologica, una forma naturale di autoguarigione psichica.
E poi c’è la terza funzione: la funzione predittiva.
Quando la mente è purificata ed equilibrata, può accedere a una conoscenza che va oltre tempo e spazio.
🌙 E tu? Hai mai fatto sogni premonitori?
Scrivimelo nei commenti, sono curiosissima di leggerti!
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Ogni passaggio di stagione è come una porta che si apre.
Entrare in quella porta, con consapevolezza, significa immergersi nel tempo che stiamo vivendo: nelle sue energie, nei suoi messaggi nascosti, nelle lezioni che ci offre.
Quando osserviamo il ritmo delle stagioni, non stiamo solo parlando di meteo o di calendario.
Stiamo ritrovando un legame antico.
Un filo sottile che ci ricorda che noi non siamo separati dalla natura, ma siamo la natura.
Ed è lì che ritroviamo direzione, nutrimento, senso.
Ora siamo nel cuore dell’estate.
Un tempo di luce piena, di frutti maturi, di raccolta.
Ma lo hai sentito anche tu?
Le giornate stanno già diventando un po’ più corte.
Il sole, al culmine della sua forza, ci sussurra che ogni apice contiene già il seme del ritorno.
E che il vero equilibrio sta nel danzare con questo ritmo, senza resistergli.
Io amo fermarmi, in questo momento dell’anno, per chiedermi:
Quali frutti ho coltivato dentro di me?
Il mio frutto più prezioso, quest’estate, è l’amore per me stessa: un amore che cresce piano, che mi insegna a guardarmi con occhi nuovi, più dolci e grati.
✨ E tu, quale frutto dell’estate vuoi raccogliere dentro di te?
Raccontamelo nei commenti: scriverlo è il primo passo per onorarlo. 🌿
#yogaonline #yogacommunity #yogateacher #yogaitalia #yogaayurveda #yoga #silliyogashala #yogalife #spiritualgrowth #crescitaspirituale #ciclicità
Ogni passaggio di stagione è come una porta che si apre.
Entrare in quella porta, con consapevolezza, significa immergersi nel tempo che stiamo vivendo: nelle sue energie, nei suoi messaggi nascosti, nelle lezioni che ci offre.
Quando osserviamo il ritmo delle stagioni, non stiamo solo parlando di meteo o di calendario.
Stiamo ritrovando un legame antico.
Un filo sottile che ci ricorda che noi non siamo separati dalla natura, ma siamo la natura.
Ed è lì che ritroviamo direzione, nutrimento, senso.
Ora siamo nel cuore dell’estate.
Un tempo di luce piena, di frutti maturi, di raccolta.
Ma lo hai sentito anche tu?
Le giornate stanno già diventando un po’ più corte.
Il sole, al culmine della sua forza, ci sussurra che ogni apice contiene già il seme del ritorno.
E che il vero equilibrio sta nel danzare con questo ritmo, senza resistergli.
Io amo fermarmi, in questo momento dell’anno, per chiedermi:
Quali frutti ho coltivato dentro di me?
Il mio frutto più prezioso, quest’estate, è l’amore per me stessa: un amore che cresce piano, che mi insegna a guardarmi con occhi nuovi, più dolci e grati.
✨ E tu, quale frutto dell’estate vuoi raccogliere dentro di te?
Raccontamelo nei commenti: scriverlo è il primo passo per onorarlo. 🌿
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